Vendite: Confesercenti, a settembre consumi al palo, l’e-commerce continua a ‘mangiarsi pezzi’ di commercio di prossimità

Nei primi nove mesi dell’anno le vendite crescono appena dello 0,4% in volume, ma i piccoli negozi perdono lo 0,8%. Il commercio online avanza a doppia cifra

Consumi al palo, commercio di prossimità sempre più in difficoltà. I dati Istat sulle vendite al dettaglio di settembre confermano la debolezza della domanda e il progressivo spostamento degli acquisti dai negozi tradizionali verso le piattaforme online. Nel complesso, le vendite risultano stazionarie in volume rispetto ad agosto e in lieve flessione (-0,1%) rispetto a settembre 2025, mentre nei primi nove mesi dell’anno la crescita si ferma ad appena lo 0,4%. Un risultato già modesto, sostenuto soprattutto dall’espansione del commercio elettronico, senza il cui contributo il bilancio sarebbe decisamente più negativo.

Così Confesercenti sui dati diffusi oggi dall’Istituto di statistica sulle vendite retail di settembre.

A preoccupare è soprattutto il divario crescente tra i canali distributivi. Mentre la grande distribuzione mantiene sostanzialmente le proprie posizioni, con un aumento dei volumi dello 0,6% nei primi nove mesi dell’anno, le piccole superfici continuano a perdere terreno: a settembre registrano una flessione dell’1,2% rispetto allo stesso mese del 2025, che porta il bilancio dei primi nove mesi a -0,8%. Una dinamica ormai strutturale, che segnala la progressiva erosione delle quote di mercato del commercio di prossimità.

Di segno opposto l’andamento dell’e-commerce, che continua a guadagnare terreno: a settembre le vendite online crescono del 7,1% in volume rispetto a un anno prima, mentre nel periodo gennaio-settembre l’incremento supera il 10%. Un’espansione che procede a ritmi nettamente superiori a quelli del mercato e che accentua le difficoltà della rete distributiva tradizionale.

Sul quadro pesa anche la pressione dell’inflazione, che continua a erodere il potere d’acquisto delle famiglie e a comprimere i consumi. Il risultato è un mercato sostanzialmente fermo, nel quale la crescita di un canale distributivo si accompagna all’arretramento degli altri, soprattutto dei negozi di minori dimensioni.

Per invertire la tendenza serve una scelta politica chiara. Occorre sostenere la capacità di spesa delle famiglie e riportare il commercio di prossimità al centro delle politiche economiche e territoriali, garantendo condizioni di concorrenza eque, anche sul piano fiscale, tra negozi e grandi piattaforme digitali. Governo e Parlamento devono dare risposte concrete a un settore che rappresenta un presidio economico e sociale essenziale: difendere la rete delle attività di prossimità significa contrastare la desertificazione commerciale e salvaguardare la vitalità dei quartieri, delle città e dei piccoli comuni.

 

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